C'è una scatola dei bottoni nella nostra infanzia. Piccola, grande, di cartone, di latta, di legno, sotto al letto, nel ripostiglio, sopra la credenza, nell'armadio, nuova, logora, colorata, sobria, più pesante, più leggera. C'è una scatola dei bottoni nella nostra infanzia e affascinava bambine e bambini. Certo, educazione, condizionamenti e convenzioni orientavano ad un utilizzo piuttosto che all'altro, ma devo confessare che nulla più della scatola dei bottoni mi ha mostrato e dimostrato quanto la mente e il pensiero siano in grado di surfare fra certe sciocche dicotomie.
La scatola dei bottoni di mia madre era conservata nel mobile della sua Singer a pedale ed era blu. Mischiava colori, materiali, dimensioni, routine, carnevali, proiettili, feste, guerre, mattoni, sogni, ricordi, bambine e bambini, sorelle e fratelli, madri e padri, chiusure e aperture. Era il mio varco fra il reale e la fantasia che voleva farsi realtà; che iniziava, inconsapevolmente ma già con determinazione, a trasformare il sogno in progetto.
E niente, certi giorni iniziano così, sono profumati di buono.

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