C'è una cosa che mi riesce proprio male: coccolare. Ne sono consapevole e chi mi ama se ne è fatto una ragione. D'altronde questa scorza di carta vetrata è nel corredo genetico. Mia nonna era tale e quale. In realtà è il contrario: sono io ad essere tale e quale a lei. Non sono sottigliezze, è una questione di cronologia della vita. E delle esperienze.
Eppure.
Eppure c'era una coccola che nonna riservava solo a me: la cioccolata squagliata. Si trattava di una specie di crema al piatto. Semplice e gustosa. Cotta a bagnomaria, lentamente, delicatamente.
Era più di un piatto della festa. Era più di un dolce. Era un segreto fra me e lei. Era quel "ti voglio bene" che non sapeva uscire dalla bocca. Era un patto di amore eterno fra nonna e nipote.
Era un qualcosa di talmente speciale che mai le ho chiesto di prepararmela.
Decideva lei il momento. Non lo annunciava. Semplicemente si alzava, apriva un uovo e lo sbatteva in un piatto con un po' di zucchero; aggiungeva una manciata di cacao e del latte. Tutto, rigorosamente, ad occhio. Appoggiava il piatto su un pentolino dove aveva messo a bollire dell'acqua, copriva e cuoceva la crema a bagnomaria per i pochi minuti necessari a farla addensare.
La gustavo in silenzio. Allora come oggi.

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