Adoro le violette. A marzo, nella mia Parma, il Parco Ducale ne era pieno e mi piaceva raccoglierle. Non riuscivo a farne a meno. Le disponevo in vasetti in giro per casa, le essicavo, le conservavo nei libri, nei cassetti, negli armadi, nel cuore, nei pensieri, nelle speranze, nelle scatoline, nelle innumerevoli moleskine dove annotavo, gioivo, piangevo, sognavo e progettavo.
Mi piace tutto delle violette: l'aspetto, il colore, il profumo e il sapore. Sì, anche il sapore. Amo usare i fiori in cucina e le violette si prestano moltissimo: profumano insalate e adornano torte, ma non solo.
Una vicina di casa, a Parma, mi insegnò a preparare le violette candite. Era la signora Comò, e no, non vi dirò perché la chiamavamo così! Non si tratta di body shaming, sia chiaro. E le violette non erano proprio candite, diciamo (o meglio, mia madre dice, con la sua mania di sannicandresizzare tutto) 'nzuccarat (inzuccherate).
Si usano le violette fresche, raccolte il mattino presto. Si separano i fiori dagli steli, si immergono in acqua fredda (con ghiaccio) per cinque minuti. Quindi si scolano e si lasciano asciugare per bene. La signora Comò mi suggerì di disporli in un setaccio così che potessero "respirare". Poi, con delicatezza, si spennellano i fiori ben asciutti con gomma arabica naturale (sciolta) e si spolverano ben bene con zucchero finissimo e setacciato.
"Devono essere ben coperte, vè" raccomandava la signora Comò.
Si fanno asciugare e si conservano in contenitori di vetro o ceramica.
Le violette candite (o 'nzuccarat) servite con il caffè sono decisamente chic.
Ph: la foto non è mia, l'ho presa in prestito dalla rete. È bellissima perché la trasparenza del vaso mostra la bellezza di questi fiori meravigliosi.

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