Autrice: Miriam Toews
Editore: Marcos Y Marcos
«Le riunioni sono state organizzate in fretta e furia da Agata Friesen e Greta Loewen in risposta alle strane aggressioni di cui le donne di Molotschna erano state vittime negli ultimi anni. Dal 2005, quasi ogni ragazza o donna è stata stuprata da quelli che nella colonia molti credevano essere fantasmi, o Satana, presumibilmente quale punizione per i loro peccati. Le violenze avevano luogo di notte. Mentre le famiglie dormivano, le ragazze e le donne venivano rese incoscienti con uno spray anestetico che si usa per il bestiame, ricavato dalla pianta di belladonna. L'indomani si svegliavano doloranti, stordite e spesso sanguinanti, e non capivano il perché. Ultimamente è venuto fuori che gli otto demoni responsabili degli stupri erano uomini di Molotschna in carne e ossa, parecchi dei quali sono parenti stretti - fratelli, cugini, zii, nipoti - delle vittime.»
Il romanzo inizia con le donne riunite nel fienile, dove insieme cercano di decidere cosa fare ora, con quegli uomini che si trovano in carcere, ma che presto verranno rilasciati su cauzione. Si pongono domande complesse: devono perdonare, come vorrebbe il pastore Peters? Dovrebbero restare e combattere? O forse dovrebbero lasciare tutto alle spalle, creando una vita nuova, basata sul rispetto, l'amore e la libertà?
In questo romanzo, si affrontano temi come l'empowerment femminile, la ricerca di giustizia e il coraggio delle donne di fronte all'oppressione. L'autrice, lei stessa appartenente ad una rigida comunità mennonita, dalla quale è fuggita a diciotto anni, esplora le loro esperienze, le sfide che affrontano e le decisioni coraggiose che prendono per proteggere sé stesse e le generazioni future. Nel fienile, queste donne parlano, a volte con urla che esprimono i loro sentimenti più profondi. Altre volte, le parole rimangono imprigionate, ma i gesti e i disegni parlano al loro posto, veicolando il loro messaggio. È la prima volta chee prendono in mano il proprio destino, che diventano consapevoli dei loro desideri, del potere di prendere decisioni autonome e del loro diritto a beneficiare dei frutti del proprio lavoro, come le trapunte che meticolosamente realizzano.
Questa ribellione incendiaria si trasforma in un balsamo curativo non solo per le donne, ma anche per August Epp, un uomo amorevole e integro che aveva perso la speranza, ma che ora viene convocato come testimone di questa cospirazione per la pace, affinché possa raccontarne la storia.
Ed è proprio ad Epp che le donne affidano le loro parole:
«Mi chiamo August Epp - dettaglio irrilevante, se non fosse che sono stato incaricato di stendere i verbali delle riunioni delle donne perché le donne sono analfabete e incapaci di farlo da sé. E poiché questi sono i verbali, e io sono quello che li scrive (e poiché a scuola insegno ogni giorno ai miei alunni a fare lo stesso), credo che il mio nome debba comparire insieme alla data in cima alla pagina. Ona Friesen, anche lei della colonia di Molotshna, è la donna che mi ha chiesto di registrare le riunioni e creare un documento pertinente.»
Il romanzo trae spunto da una terribile storia vera: tra il 2005 e il 2009, in Bolivia, in una remota colonia mennonita chiamata colonia di Manitoba - dal nome della provincia canadese - a molte ragazze e donne capitava di svegliarsi tutte doloranti e con un senso di sonnolenza, il corpo sanguinane e coperto di lividi per via delle violenze subite durante la notte. Le violenze erano imputate a fantasmi e demoni. Secondo alcuni membri della comunità, erano Dio e Satana a infliggere alle donne tali sofferenze come castigo per i loro peccati; molti accusavano le donne di mentire per attirare l'attenzione o per coprire l'adulterio; altri ancora credevano che fossero frutto della sfrenata immaginazione femminile. Alla fine si scoprì che otto uomini della colonia ricorrevano a un anestetico veterinario per rendere incoscienti le proprie vittime e stuprarle. Nel 2011, questi uomini furono condannati a lunghe pene da un tribunale boliviano. Nel 2013, mentre i colpevoli erano ancora in carcere, fu reso noto che violenze simili e altri abusi sessuali continuavano a verificarsi nella colonia. Il libro "Donne che parlano" è insieme una risposta narrativa a questi fatti di vita vissuta e un atto di immaginazione femminile.
"Donne che parlano" si caratterizza per la scrittura coinvolgente, personaggi profondamente umani e la capacità di esplorare temi complessi in modo sensibile e potente. Attraverso queste pagine, siamo invitati ad alzare lo sguardo, a interrogarci sulla violenza di genere, sulla costruzione della comunità e sulla lotta per la giustizia. Come affermava Simone de Beauvoir, «La parità di diritti consiste nel fatto che tutti siano trattati allo stesso modo, in situazioni identiche». Questo romanzo ci invita a riflettere sull'importanza di riconoscere e rispettare l'autonomia delle donne, a combattere l'oppressione e a creare spazi di libertà e parità. Attraverso le parole, possiamo trascendere le barriere che ci separano e trovare la forza per cambiare.
Fatevi un favore: leggetelo.
Buona lettura.
Assunta Altieri

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